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Monte Pania della Croce (1858 m)

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Categoria: Vette
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(fonte: www.escursioniapuane.com)

 


Provincia Lucca
Altezza 1858 mt.
Coordinate 44°02′05″N - 10°19′27″E

È conosciuta come la Regina delle Alpi Apuane, essa è la montagna più conosciuta e la più frequentata dagli escursionisti. Con i suoi 1858 metri è la quarta vetta delle Apuane e la più alta ed imponente della zona meridionale.

Essa si trova nel territorio di tre comuni della provincia di Lucca: ad ovest e a sud Stazzema, a nord-est Molazzana e a sud-est Vergemoli. Proprio la vetta è il confine tra i tre comuni ed in passato tra tre stati (Lucca, Firenze e Modena).

Il monte ha forma conica solcata da canali e termina con una cresta pianeggiante sulla quale a sud si trova la vetta, con una vicina antecima nord di poco minore ed una spalla settentrionale che arriva alla sella del Callare da cui la cresta prosegue verso il Pizzo delle Saette che domina Col di Favilla.

La Spalla settentrionale scende alla Focetta del Puntone per proseguire nella cresta dell’Uomo Morto e poi alla Pania Secca, mentre a nord-est precipita nell’orrida Borra di Canala. Ad est la cresta sommitale delimita il Vallone dell’Inferno aspro e roccioso e ricco di anfratti dove si conserva la neve anche in estate.

Il versante sud-ovest è quello che appare più imponente e scende verso la Foce di Mosceta presso la quale si trova il rifugio Del Freo del Cai di Viareggio. A sud, con la Costa Pulita, il monte scende verso Foce di Valli e la cresta che porta al monte Forato dalla quale l’intero gruppo delle Panie appare nella sua maggiore imponenza panoramica.

Molto interessante per l’escursionista invece la Pania non rivesta particolare attrattiva per gli arrampicatori a causa dei versanti erbosi, ma essa offre il massimo del suo interesse alpinistico in inverno. Purtroppo il ghiaccio apuano è difficile e non perdona chi lo affronta senza la necessaria preparazione ed il dovuto rispetto.

La Pania fu citata da Dante e probabilmente fu salita già nell’antichità. Molti naturalisti la visitarono ad iniziare dal XVI secolo ed esistono documentazioni delle salite ad iniziare dalla metà del 1800.

Sin dall’antichità gli Uomini delle Nevi, valligiani versiliesi, ma anche garfagnini, salivano gli aspri sentieri che da loro prendono il nome per approvvigionarsi di neve che rimaneva fino in estate nei versanti più riparati dal sole.

La prima ascensione invernale è del 1882. La storia delle esplorazioni delle Alpi Apuane nasce proprio come esplorazione della Pania della Croce.

La via di salita più semplice è da Mosceta con il sentiero 126 per il Callare e da qui per la cresta sommitale. Naturalmente a Mosceta si può arrivare da varie località apuane ed al Callare si arriva anche dalla zona della Garfagnana passando dal Rifugio Rossi.

La vetta è caratterizzata da una imponente croce metallica, la prima fu innalzata il 19 agosto 1900 e fu poi colpita da un fulmine. Quella presente attualmente, insieme ai ruderi della prima, fu posta in loco il 19 agosto 1956 ad opera dell’UOEI di Pietrasanta. Come si evince dal brano successivo di Repetti però il nome Pania della Croce era già in uso all’inizio del 1800, forse per l’esistenza di una croce lignea?

I VERSANTI

Versante Ovest-nord-ovest: Il versante è alto circa 600 metri ed è essenzialmente formato da colate di detriti con poca vegetazione e presente solo nella parte più bassa. Esso è percorso dal facile sentiero 126 che con alcuni lunghi tornanti porta al Callare della Pania e da qua alla cresta nord ed alla vetta. Piacevole anche in inverno con adeguata attrezzatura, ma insidioso quando è molto ghiacciato. Non dimentichiamo che proprio sulla Pania, in inverno, avviene il maggior numero di incidenti mortali delle Apuane.

Versante Sud-ovest: È il versante più ampio, più alto e più imponente della montagna. Esso è inciso da costole e canali tra i quali il più famoso è il Canale dei Carrubi che arriva tra la cima e l’antecima. Le numerose vie di arrampicata partono dal sentiero 125 che unisce la Foce di Mosceta con Foce di Valli. Alcune di esse permettono notevoli salite invernali più o meno impegnative secondo le condizioni del ghiaccio. Il Canale dei Carrubi solca la montagna per oltre 900 metri e la prima ascensione invernale è dei fratelli Scipione e Livio Borghese insieme alla guida Efisio Evangelisti il 26 marzo 1896.

Cresta Sud: Inizia da Foce di Valli e sale per erbe e sfasciumi e poi segue l’erta cresta rocciosa da fare con molta attenzione.

Versante Sud-sud-est: È un versante piuttosto uniforme formato da erbe e sfasciumi e diventa roccioso in alto. È percorso dal sentiero 7 che, passando per il Passo degli Uomini delle Nevi, arriva al Rifugio Rossi. Molto bello a vedersi, insieme all’Uomo Morto ed alla Pania Secca, dai monti vicini, più a meridione come il Forato ed il Nona.

Cresta Est della vetta: Inizia dal Passo degli Uomini della Neve e sale per circa 200 metri con tratti ripidi ed esposti con qualche passaggio difficoltoso.

Vallone dell’Inferno: Anche canale dell’Inferno. È il circo di origine glaciale compreso tra la cresta est della Pania della Croce e la sua spalla settentrionale. L’ambiente è aspro, brullo, roccioso e sassoso a sfasciumi nel tratto che è percorso dal sentiero 126 dalla Focetta del Puntone al Callare. La salita è faticosa, ma non difficoltosa anche in inverno, più ripida la parte sommitale.

Spalla settentrionale: È un versante roccioso che domina la testata della Borra di Canala. È interessante in inverno per le diverse possibilità di scalata che offre.

LE PANIE: Il nome Panie che oggi possiamo restringere al massiccio formato da Pania Secca, Pania della Croce, Pizzo delle Saette e Uomo Morto, era usato, in passato, per denominare l’intera catena Apuana. L’origine del termine è dalla radice *pen, forse gallica, che significa cima, vetta, monte. Essa la troviamo in Alpi Pennine, in Appennino e nel termine Penna molto usato localmente per Monte, ad esempio: Penna di Sumbra, Penna Forata.

Il termine Alpi Apuane entrò nell’uso con la dominazione napoleonica ed ancora Repetti usava il termine:

ALPE APUANA, PANIA[3] (Petra Appuana). Nome dato da Dante in poi a quel gruppo di acutissimi monti posti tra Lucca e Luni, il Serchio, l’Aulella e il littorale da Viareggio a Carrara... L’intiera giogaia sia per la forma acuminata delle sue creste, sia per la struttura e indole del terreno, appartiene ad un sistema assai distinto dalla catena superiore dell’Appennino, dalla quale può dirsi isolata, ad eccezione di una profonda foce volta a greco-sett. là dove si schiudono le opposte Valli del Serchio e della Magra, e verso dove scendono a picco i due fra i più elevati e inaccessibili monti designati coi nomi di Pisanino e di Pizzo d’Uccello.... le più elevate cime della Pania di fronte all’Appennino di Mommio sono quelle del Pisanino, che alza 3503 brac.[4] sopra il livello del mare.... ad esso succedono per ordine di elevatezza nello stesso lato il Pizzo d’Uccello che ha 3282 br. di altezza, il Monte Sacro e la Pania della Croce che ascende a br. 3188..........

LA VETTA: La vetta è ampia e permette una sosta piacevole ammirando un panorama unico. In estate capita di trovare decine di persone in continua salita e discesa, quasi in pellegrinaggio. Questa è situazione unica in tutte le Alpi Apuane, dove spesso in vetta si trovano solo le capre. Il panorama è a 360° sul mare e sulle isole, sull’Appennino e su le Apuane settentrionali, centrali e meridionali.

 

RIFUGI

Rifugio Del Freo: Situato presso la Foce di Mosceta a quota 1180 metri alle pendici del monte Corchia in posizione molto panoramica, esso è dominato dalla mole della Pania della Croce. Esso sostituì il precedente rifugio in località “alle Caselle” inadeguato per le esigenze dell’escursionismo e dell’alpinismo apuano. È di proprietà della sezione del Cai di Viareggio. Inaugurato il 28 maggio 1950 alla presenza di Bartolomeo Figari, allora presidente nazionale del Cai. Inizialmente denominata Pietrapana (dal nome che Dante aveva dato alla Pania), nel 1970 fu dedicato alla memoria del professor Giuseppe Del Freo (1897-1969), prima insegnante di storia e filosofia e poi preside del Liceo Classico “Carducci” di Viareggio. Egli fu un amante della montagna ed a lungo presidente della locale sezione del Cai e molto si diede da fare per l’erezione del rifugio stesso. Il rifugio nella sua storia subì numerosi rifacimenti ed ampliamenti e l’8 dicembre 1998 fu nuovamente inaugurato nella sua veste attuale. Con la vicina foce di Mosceta rappresenta il principale nodo di sentieri delle Apuane meridionali. Accessibile facilmente da Levigliani, Pruno, Cardoso, Isola Santa.

Rifugio Rossi: Denominazione completa: Rifugio Enrico Rossi alla Pania. Situato nel comune di Molazzana a 1609 metri nel versante settentrionale dell’Uomo Morto, in posizione centrale del gruppo delle Panie. È proprietà della sezione Cai di Lucca. La prima costruzione è del 1921 con il tetto a volta che cadde ben presto e fu ricostruito ed inaugurato il 24 agosto del 1924, una targa marmorea ora all’interno dell’edificio così recita: “Rifugio Pania/1924/Club Alpino Italiano/Sezione di Lucca”. Il rifugio fu poi ingrandito fino alle dimensioni attuali. Enrico Rossi era un giovane avvocato morto prematuramente in un incidente stradale nel 1967, egli era amante della montagna e partecipava alla vita sociale della sezione di Lucca. Poco prima della sua morte il tetto del rifugio aveva subito ingenti danni e mancavano i fondi per ripararlo fu proprio la famiglia dello sfortunato giovane ad intervenire economicamente per sistemare il rifugio che, quindi, nell’estate del 1968 venne intitolato ad Enrico Rossi. Il luogo è molto ameno e panoramico con vista splendida sulla Pania Secca, sulla Pania della Croce ed il Pizzo delle Saette e sulla Apuane settentrionali in parte nascoste dal Fiocca e dal Sumbra. A poca distanza l’interessante altopiano della Vetrìcia. Si arriva al rifugio col sentiero 7 da Piglionico e da Foce di Valli sul quale si innestano sentieri dalla Foce di Mosceta e da Fornovolasco. Sulle pareti esterne tra le tanti lapidi, una dedicata al poeta Giovanni Pascoli: “...Io che l’amo, il vecchio monte/ gli parlo ogni alba, e molti dolci cose/ gli dico ....” tratto dalla poesia “The Hammerless gun” ne “I canti di Castelvecchio”.

SENTIERI

Sentiero 7: Cardoso (265m) – Collemezzana (770m) innesto 124 - Foce di Valli (1266m) innesto 110, 125, 130 - Passo degli Uomini della Neve (1690) – innesto 126 - Focetta del Puntone (1611m) innesto 139 -Rifugio Rossi (1609m) – innesto 127 – Piglionico innesto 138, 133. Da Foce di Valli si sale con fatica la Costa Pulita fino al Passo degli Uomini della Neve da cui si scende per un tratto abbastanza esposto con un paio di tratti attrezzati con catene metalliche fino ad arrivare alla Focetta del Puntone dalla quale in pochi minuti si arriva al rifugio.

Sentiero 9: Levigliani (582m) – ingresso Antro del Corchia (850m) - le Voltoline - Passo dell'Alpino (1080m) innesto 122 - Foce di Mosceta (1170m) innesto 129, 124, 125 – innesto 127 – innesto 11 - Col di Favilla (938m) - Isola Santa (550m). Il tratto fino alle Voltoline è oggi una strada marmifera asfaltata che ha distrutto la vecchia mulattiera. Le voltoline sono molto caratteristiche per i loro ripidi tornanti, dopo il passo dell’Alpino il sentiero sale, per rocce scalinate, un breve tratto conosciuto per le numerose lapidi che, in passato, hanno dato origini a polemiche, fino ad una maestà dalla quale iniziamo ad ammirare la mole imponente della Pania.Il sentiero continua ameno a mezza costa ed in pochi minuti entra in un’abetaia da cui esce alla Foce di Mosceta. Poi segue la discesa amena nel bosco fino ad Isola Santa.

Sentiero 11: Passo di Croce (1160m) innesto sentiero 10 per Passo dei Fordazzani e Campanice – innesto 129 per Campanice e Ponte Merletti - Fociomboli (1260m) innesto 129 per Mosceta – innesto sentiero non numerato per il Freddone - Puntato (1170m) innesto 128 per Tre Fiumi – innesto 128 per Mosceta - Col di Favilla (938m) innesto 9 per Isola Santa e Mosceta.

Sentiero 110: Foce di Petrosciana (961m) –innesto ferrata del Forato - arco del Forato ed innesto sentiero 12 - Monte Forato (1209m) - Foce di Valli (1266m).

Sentiero 122: Pruno (468m) - Le Caselle (835m) – innesto 123 - Passo dell'Alpino (1080m). Attraversa il bosco e l’ultimo tratto esce nelle praterie del Franchino per il passo dell’Alpino.

Sentiero 123:Retignano (396m) - Le Scalette – Foce di Borra Larga (ca 1100m) innesto sentiero 122. Sentiero sistemato dalla sezione di Forte dei Marmi nel 1997, ma attualmente bisognoso di nuova ed accurata sistemazione. Itinerario lungo ed impegnativo ed in certi punti riservato ad escursionisti esperti.

Sentiero 124: Foce di Petrosciana (961m) – innesto 124bis – Casa Colombara (767m) innesto 12 - Penna Rossa - Collemezzana (770m) innesto 7 - Foce di Mosceta (1170m). Unisce due tra i nodi più importanti per le escursioni nelle Apuane meridionali.

Sentiero 125: Foce di Mosceta (1170m) – Foce di Valli (1266). Segue a mezza costa il versante sud-ovest, va fatto con prudenza per la presenza di alcuni tratti esposti.

Sentiero 126: Foce di Mosceta (1170m) – le Gorfigliette (1412m) – Callare della Pania (1743m) – innesto 7 - Focetta del Puntone (1611m). Fino al Callare rappresenta la via normale alla vetta. Non è difficoltoso.

Sentiero 127: Foce di Mosceta (1170m) – innesto 139 – Foce del Piglionico. In realtà il sentiero è un raccordo tra il sentiero 9 (quota 1075m) ed il 7 (quota 1140m).

Sentiero 128: Tre Fiumi (ca 750m) - Puntato (987m) raccordo 11 - Foce di Mosceta (1170m).

Sentiero 129: Ponte Merletti (ca 800m) – Campanìce (1050m) innesto sentiero 10 – innesto sentiero 11 con tratto comune - Passo Fociomboli (1260m) - Retro Corchia - Rifugio del Freo (1180m) - Foce di Mosceta (1170m). Unisce la carrozzabile del Cipollaio con la zona del Puntato e quella di Mosceta e con il precedente permette un interessante anello.

Sentiero 131: Foce di Petrosciana (961m) - Casa del Monte (919m) incrocio 12 - Foce di Valli (1266m) incrocio 130, 125, 7. Lungo il sentiero, nel tratto verso la Pania è facile imbattersi nei mufloni che prosperano in queste zone.

Sentiero 139: Focetta del Puntone (1611m) – Porta di Borra Canala (1260m) - innesto 127 (1140m). Percorre l’orrida Borra di Canala.

Monte Pizzo delle Saette (quota 1758 m)

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Categoria: Vette
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(fonte: www.escursioniapuane.com)

 


Provincia Lucca
Altezza quota 1758 mt.
Coordinate 44°07′06″N - 10°12′25″E

 

È una bellissima montagna che si eleva all’estremità dello sperone settentrionale della Pania della Croce. Essa raggiunge 1720 metri ed è particolarmente maestosa vista da Col di Favillae dal Puntato.

La sua mole è rocciosa ed articolata in arditi speroni. In passato era detta Pania Ricca.

È raggiungibile con tracce di sentiero dal Callare della Pania e dalla Foce del Puntone passando per la Piàniza: questi sono itinerari non difficili, ma con tratti di primo grado ed un minimo di esposizione ed i percorsi si articolano per zone di sfasciumi. Numerosi sono poi i percorsi per i rocciatori nei vari versanti della montagna.

La cresta sommitale SSE e la vetta si trovano a confine tra i comuni di Stazzema e di Molazzana.

Una frana rocciosa ben evidente si trova sul versante orientale del monte, quello che dà sulla Borra di Canala, e si è formata tra il 2005 ed il 2006.

COME SI ARRIVA IN VETTA:Due sono i percorsi accessibili agli escursionisti ben preparati che abbiano passo sicuro e non soffrano di vertigini:

Cresta sommitale SSE: inizia dal Callare della Pania al quale si perviene col sentiero 126 da Mosceta o dal Rifugio Rossi. Si supera la quota 1758 e si discende per un ripido dorso, poi, seguendo la cresta segnata con stinti segni blu si toccano due piccoli intagli successivi. Infine si sale il tratto finale. È possibile anche deviare a sinistra dal primo intaglio. Il percorso è considerato, in brevi tratti, un primo grado ed in buona parte si sviluppa per sfasciumi.

Versante EST: inizia poco oltre la Focetta del Puntone con sentiero segnato di blu che si stacca dal 139 di Borra di Canala. Esso segue facili sfasciumi fino alla Piàniza da cui si sale facilmente per un canalino di sfasciumi all’intaglio 1720 metri che immette sulla cresta sommitale SSE.

Presentano invece interesse alpinistico e quindi sono destinati a rocciatori e scalatori i versanti e le creste seguenti in cui le difficoltà aumentano in presenza di neve:
  • Versante occidentale: è chiamato le Mura del Turco e fu salito per la prima volta il 15 maggio 1898 da Lorenzo Bozano[1] con la guida Efisio Vangelisti[2]. Si accede ad esso dal sentiero 126 oppure dal sentiero 9. Esso è ricco di canali rocciosi, pendii arditissimi e salti rocciosi con paleo e sfasciumi. Ricordiamo la Cresta ed il Canale del Serpente, il Canalone Centrale, le Cenge dei Partigiani[3], i Torrioni del Pizzo e lo Sperone ovest-nord-ovest.
  • Cresta NNO: viene affrontata dal sentiero 127 e per essa si giunge alla Croce di Sergio Petronio (1561m) qua morto il giorno di Natale del 1951 in un tentativo in solitaria.
  • Versante Nord: alla sua base corre il sentiero 127 di grande interesse specialmente in invernale. Il versante ha forma triangolare, è molto roccioso ed è solcato da canali con erba e sfasciumi.
  • Cresta NE: inizia all’altezza della Porta della Borra di Canala ed è caratterizzata da placche e pendii erbosi.

VETTA: Sulla sommità è presente un ometto di pietre e c’è molto spazio per riposarsi e per godere il panorama che si estende alle Apuane Settentrionali e Centrali, all’Appennino, al mare ed alle vicine Panie.

Ben visibili in particolare il Sumbra, il Fiocca, il Sella, il Macina, il Freddone, l’Altissimo ed il Corchia.

Subito in basso si scorge il campanile di Col di Favilla, paese dominato dalla mole del monte stesso, con i castagneti che lo circondano.

ANELLI: Sono possibili anelli in alta quota per gli alpinisti, ma qua trattiamo solo i percorsi escursionistici che aggirano il monte.

Infatti il Pizzo è completamente circondato da sentieri, in senso orario, dalla Foce di Mosceta, sono: 9, 127, 139, 126.

È possibile percorrerli salendo in vetta oppure semplicemente aggirando il monte.

  • da Isola Santa: sentiero 9, Col di Favilla, sentiero 9, sentiero 127, Borra di Canala (sentiero 139), prima della Focetta del Puntone sentiero per la vetta del Pizzo, discesa al Callare della Pania, sentiero 126 per la Foce di Mosceta, sentiero 9, Isola Santa. In alternativa se si rinuncia alla vetta: col 139 si arriva alla Focetta del Puntone e si segue il Vallone dell’Inferno (sentiero 126) fino al Callare da cui l’itinerario è lo stesso. Sono itinerari lunghi (circa 8 ore) da fare nella bella stagione. I punti di forza sono la selvaggia Borra di Canala e l’altrettanto aspro e roccioso Vallone dell’Inferno.
  • da Piglionico: sentiero 7 passando dal rifugio Rossi fino alla Focetta del Puntone da cui si segue l’itinerario precedente, sia che si voglia o no salire in vetta. In alternativa, anche se non è un vero anello del monte, si sale il Vallone dell’Inferno e seguendo la cresta si raggiunge la vetta. Da essa si scende con l’itinerario per la Borra di Canala. Si percorre quest’ultima e si prende il 127 che riporta al 7 ed a Piglionico.
  • da Passo Croce: sentiero 11, Fociomboli, sentiero 129, Foce di Mosceta, sentiero 126 per il Callare, Focetta del Puntone, sentiero 139, sentiero 127, sentiero 9, Foce di Mosceta, Fociomboli.
  • da Levigliani: in alternativa al precedente è possibile arrivare a Mosceta partendo da Levigliani per la via di cava ed il sentiero 9. Questi ultimi due sono gli itinerari più semplici partendo dall’Alta Versilia, è lasciata libertà di percorrerli sia in senso orario che antiorario, entrambi prevedono di passare sia dalla Borra di Canala che dal Vallone dell’Inferno.

Monte Tambura (1890 m.)

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Categoria: Vette
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(fonte: www.escursioniapuane.com)

 


Provincia Massa Carrara - Lucca
Altezza 1890 mt.
Coordinate 44°06′26″N - 10°13′42″E

 

Si trova tra la Provincia di Massa-Carrara (comune di Massa) e quella di Lucca (comune di Vagli di Sotto): il crinale e la vetta sono proprio sul confine stesso. Dopo il monte Pisanino(1946 metri) è in altezza, per diverse tabelle, la seconda cima della Apuane con i suoi 1890,5 metri.

Localmente conosciuto semplicemente come “la Tambura”, è una mole poderosa di marmo a forma piramidale che termina con una caratteristica cuspide triangolare e domina la città di Massa.

È situato in posizione centrale tra il monte Cavallo, a nord-ovest ed il monte Sella a sud-est, nella parte settentrionale delle Apuane.

La Tambura è caratterizzata da avere lo stesso aspetto da ogni lato, di non presentare grandi difficoltà ad ascenderla e di offrire panorami unici sull’intera catena Apuana: dalle Apuane più settentrionali (in particolare Pisanino e Cavallo) a quelle meridionali (gruppo delle Panie) e dal mare all’Appennino.

La cresta per la vetta (sentiero 148) va dal passo della Focolaccia a quello della Tambura ed interessante dal punto di vista sci-alpinistico è il versante settentrionale del monte detto Carcaraia.

In Garfagnana era chiamata Zucco Alto o Monte Prispole ed anticamente Stamberlicche.

DANTE E LA TAMBURA: La Tambura fu citata da Dante nella Commedia, Inferno, canto XXXII, versetti 28-30 per sottolineare la consistenza del massiccio strato di ghiaccio nel quale sono rinchiusi, fino al viso, nell’ottavo cerchio (Cocito), i traditori dei parenti, della patria e della propria parte politica.

Infatti Dante dice che il ghiaccio non si sarebbe minimamente incrinato anche facendoci precipitare sopra la Tambura (Stamberlicche) o la Pania della Croce (Pietrapana dall’antico nome Pietra Apuana).

"...Non fece al corso suo sì grosso velo

di verno la Danoia in Osterlicchi,

nè Tanaì là sotto ‘l freddo cielo,

com’era quivi; che se Tambernicchi

vi fosse sù caduto, o Pietrapana,

non avria pur dall’orlo fatto cricchi,"

ESCURSIONISMO ED ALPINISMO: Una prima salita ufficiale è attribuita verso il 1853 al naturalista svizzero Ludwig Rütimeyer e all’astronomo Giovanni Inghirami che vi compì rilievi trigonometrici. Questa notizia è errata per quanto riguarda Inghirami a quella data ormai morto. Sicuramente, comunque, la cima era stata già più volte raggiunta dai pastori locali.

La prima invernale è di Aristide Bruni, Efisio Vangelisti e L. Matteotti il 30 novembre 1883.

La montagna riveste scarso interesse arrampicatorio, mancando di pareti rocciose come alcuni dei monti circostanti, invece presenta un certo interesse sci-alpinistico la zona nord detta Carcaraia. Più interessanti sono le salite invernali specialmente nel versante orientale.

Cresta Nord-est: Inizia al Passo della Focolaccia, si sviluppa per più di un chilometro, tra rocce e scarse difficoltà, a metà c’è una spalla detta Monte Crispo (1835 m), per essa passa il sentiero 148.

Versante Sud-ovest: È il versante a mare, percorso nella zona più orientale, dalla via Vandelli. Presenta possibilità di ascensioni invernali, è percorso da diversi canali che confluiscono nel Canal Pianone ed è molto povero di vegetazione.

Cresta Sud: Inizia dal passo della Tambura, passa per sfasciumi e più corta, ma più ripida, di quella NE. È percorsa dal sentiero 148.

Versante Est / Sud-Es: È affacciato sulla valle di Arnetola e presenta alcuni interessanti itinerari invernali.

Cresta Nord-est: Proviene dalla Sella della Roccandagia (1630 m) ed è la cresta più lunga e la meno semplice. Il monte Roccandagia (1770 m) fa parte del massiccio della Tambura e si sviluppa a sud-ovest della cima principale, domina la conca di Campocatino è meno semplice a salire e riveste anche interesse alpinistico.

Versante Nord: È la Carcaraia zona di buche carsiche, grotte e sfasciumi di roccia a nord del monte ed a confine con la Roccandagia. Gli studi sulle grotte della zona (abisso Roversi ed Pozzo Mandini tra le altre) hanno dimostrato che le acque arrivano al Frigido e non al Serchio come ci si potrebbe aspettare evidenziando la complessità del sistema ipogeo apuano. È zona di sci-alpinismo ed è attraversata dal sentiero 177 da Campocatino.

TRAVERSATE DELLA TAMBURA: Sono escursioni lunghe e faticose, ma molto interessanti perchè permettono di conoscere più da vicino la fatica dei cavatori lungo le vie di lizza ripidissime che portavano al posto di lavoro, inoltre si aprono su splendidi panorami sulle Apuane e l’Appennino e ci fanno scoprire la flora delle Apuane.

I due anelli partono da Resceto seguendo la primissima parte della via Vandelli, uno segue il sentiero 166 e l’altro il 166 bis che con la nuova numerazione diventa 156. I due sentieri, in parte, seguono il tracciato di antiche vie di lizza e si uniscono al passo della Focolaccia. Qua si sale la cresta della Tambura (sentiero 148) e si scende per la via Vandelli (sentiero 35) senza dimenticare una sosta al rifugio Conti ai Campaniletti. È sempre consigliabile fare la Vandelli al ritorno essendo meno faticosa.

Un’altra traversata, partendo sempre da Resceto, sale per la Via di lizza delle Gruzze (sentiero 165), sale la cresta della Tambura e scende per una delle due precedenti vie di lizza. Il tempo richiesto va da 8 a 10 ore secondo le soste, è più impegnativa delle precedenti poiché la discesa avviene per sentieri più ripidi.

È possibile poi percorrere anche l’Anello della Roccandagia con durata circa sette ore. La partenza è a Campocatino (1000 m) dove si imbocca il sentiero 177 per il passo della Tombaccia (1350 m) e poi quello della Focolaccia. Poi si percorre la cresta fino al Passo della Tambura dal quale si scende per il versante garfagnino della Vandelli fino ad incontrare il sentiero 147 che riporta a Campocatino, una breve deviazione porta all’Eremo di San Viano.

PASSI DEL SENTIERO 148

Passo della Focolaccia: Si trova a quota 1650 metri, è un largo valico tra il monte Cavallo e la Tambura, a confine tra il comune di Massa e quello di Minucciano.

È un antico valico tra Gorfigliano (Minucciano) e Resceto (Massa), qua fu costruito il bivacco Aronte nel 1902, primo rifugio sulle Apuane.

Con il tempo la zona è stata devastata dall’estrazione del marmo, facilitata dall’apertura della marmifera da Gorfigliano.

Si arriva qua da Resceto con i sentieri 166 e 166 bis nuova numerazione 156 (antiche vie di lizza) e con il 170 ed il 36 attraverso la foce delle Vettoline. Da Forno con il 36 ed il 167 da case Càrpano per Forcella di Porta e dalla Foce di Cardeto, quindi da Orto di Donna, con il 179. Da Campocatino per il passo della Tombaccia con il 177 e da Gorfigliano per via di cava e con il sentiero 178 che si stacca dalla stessa.

Da tempo l’attività estrattiva in zona è fonte di proteste da parte degli ambientalisti a causa delle trasformazioni che la stessa ha causato, in maniera ormai irreparabile, all’originaria conformazione del passo, già nel 1991 furono fatti i primi sequestri delle cave, allora proprietà dei fratelli Benedetti della Scaviter di Massa che poi passarono la mano ad altri proprietari.

Passo della Tambura: Valico, a quota 1620 metri, tra la cresta sud della Tambura ed il monte Focoletta.

Importante comunicazione tra la zona di Massa e la Garfagnana, venne valorizzato ed ampliato, usando cariche esplosive, con la costruzione della via Vandelli a metà del 1700.

Oggi ospita una immagine marmorea della Madonna del 2003.

Oltre che la Vandelli da esso passa il sentiero 148 per la vetta della Tambura ed il sentiero per la Focetta dell’Acqua Fredda.

RIFUGIO NELLO CONTI AI CAMPANILETTI: Situato a quota 1442 m, si trova alle pendici del monte Focoletta nel gruppo della Tambura. È detto anche rifugio ai Campaniletti per la vicinanza a questi torrioni.

Appartiene al Cai di Massa. Vi si può accedere tramite la via Vandelli (sentiero 35) da Resceto o da Vagli oppure con il sentiero 164 diramazione del 165 sempre da Resceto, oppure ancora con il 164 dalla Focetta dell’Acqua Fredda.

Fu inaugurato ufficialmente nel 1992 (ma era già operativo da qualche tempo) e dedicato alla grande guida alpina Nello Conti nato nel 1895 a Resceto.

Monte Sumbra (1765 m)

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Categoria: Vette
Visite: 30500

(fonte: www.escursioniapuane.com)

 


Provincia Lucca
Altezza 1765 m
Coordinate 44°02′20″N - 10°06′12″E

 

Conosciuto anche come Penna di Sumbra o monte Sómbora. La vetta e la gran massa del monte si trovano nel comune di Vagli di Sotto mentre parte della cresta e degli altipiani orientali si trovano in quello di Careggine.

Esso è formato quasi completamente di marmo e cambia molto la sua fisionomia dal punto da cui lo si guarda. La vetta raggiunge i 1765 metri e si trova all’estremità ovest.

Il monte si estende in direzione est-ovest con una lunga cresta rocciosa che a nord, verso Vagli, è abbastanza dolce, fresca e boscosa, mentre a sud scende a precipizio con pareti marmoree che superano i 500 metri e sono molto impegnative per i rocciatori a causa della pietra non molto affidabile. Inoltre questo versante è solcato da diversi fossi che danno origine al fenomeno delle Marmitte dei Giganti: il Fosso del Fatonero, quello dell’Anguillaia e quello delle Comarelle, tutti tributari della Tùrrite Secca.

Molto caratteristico è l’aspetto a panettone che il monte ha visto da nord-ovest ad iniziare dal Malpasso, invece sul Passo di Fiocca il monte precipita con versanti ripidi e spigolosi dando di sé un’immagine severa nella sua imponenza.

Da Vagli il monte sembra un gigante accucciato con la testa rivolta ad ovest.

La vetta è molto erbosa e ricorda un po’ le alture appenniniche, essa è particolarmente panoramica sull’intera catena delle Apuane.

La prima ascesa invernale risale al 6 gennaio 1884 e fu fatta da Aristide Bruni con la fedele guida, ed alpinista di valore, Efisio Vangelisti di Pruno.

COME SI SALE: L’escursionista sale facilmente alla vetta tramite il sentiero 145 da Capanne di Careggine per le Coste del Giovo e la boscosa cresta est. Un po’ più difficoltosa l’ascesa da Arni e dal Passo di Fiocca mediante la via Ferrata Malfatti. Ci sono poi salite adatte solo ai rocciatori più esperti e scarsamente ripetute per la pessima qualità della roccia.

Cresta Est e versante Nord-Est: Il percorso è lungo e panoramico e si sviluppa tra prati e boschi con un breve tratto su bellissimi blocchi di pietra. É possibile partire da Capanne di Careggine, seguendo le Coste di Giovo, o dalla Maestà del Tribbio, per portarsi al Colle delle Capanne. Dal colle il sentiero 145 entra nel bosco di faggi per poi seguire la cresta Est dalla quale si gode di una splendida vista sulla parete Sud. Il percorso può continuare in cresta oppure sul versante nord-est e finisce per pendii erbosi che portano facilmente in vetta. Servono tre ore partendo da Tribbio e quattro partendo da Capanne. Il percorso è facile anche in inverno.

Il sentiero 145 da Capanne di Careggine passa per un castagneto, poi arriva ad un caratteristico intaglio nella roccia in cui si passa uno alla volta e che supera una cresta della Costa del Giovo. Poi si mantiene parallelo alla Costa del Giovo in un ambiente di praterie e ruderi usati in passato dai pastori, tra cui i Capannelli di Careggine. Il panorama si apre in particolare sulle Panie e sul Freddone mentre in basso si scorge il lago di Isola Santa. Poi, dopo un bosco di faggi, arriva al Colle delle Capanne. Invece dalla Maestà del Tribbio il sentiero, segnato Garfagnana Trekking, passa per una bella faggeta.

Parete Sud: La parete sud è costituita da marmo ed è particolarmente impressionante la parte prossima alla vetta raggiungendo circa 500 metri di sviluppo. La roccia molto liscia e ripida rende estremamente difficoltoso arrampicarsi. Si accede alla parete stessa dalla zona di Campagrina, da Tre Fiumi e dal Campaccio, lungo la strada, per portarsi al fondo della Tùrrite Secca. Le principali vie per la parete sono state aperte negli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso da alpinisti locali, in particolare ricordo la Via dei Carrarini aperta da Bonelli e Felice Codega nel 1962.

Contrafforte Sud della cresta Est: Costituisce il limite orientale della parte Sud e per salirlo bisogna portarsi ai casolari delle Comarelle (727 m) per poi accedere al contrafforte che è adatto solo ai rocciatori esperti della pessima roccia apuana.

Versante Sud-Ovest: È quello percorso dalla Ferrata Malfatti. Fu scalato per la prima volta nel 1900 da Emilio Quèsta e da F. Landi. Dal passo di Fiocca arrivati alla base dello spigolo ovest si devia a destra seguendo ben evidenti tracce di sentiero che portano all’inizio della ferrata. L’escursionista che proviene da Arni con il sentiero 144 può salire con attenzione il percorso della ferrata che è abbastanza semplice e particolarmente panoramica.

Spigolo Ovest: Questo è il versante che si vede dal Passo di Fiocca ed il percorso di roccia che porta in vetta è considerato uno dei migliori delle Apuane e fu vinto per la prima volta nel 1935.

Versante Nord-Ovest: Versante ben visibile dal Passo Fiocca e da esso raggiungibile dai rocciatori, il dislivello non è elevato, ma la roccia è molto infida.

Versante Nord: È quello che guarda verso Vagli di Sotto esso è formato da ripidi pendii coperti da bosco ed è percorso da fossi che confluiscono nel lago. Ha interesse alpinistico particolarmente in invernale.

SENTIERI E FERRATA

Ferrata del Monte Sumbra: Essa permette di aggirare a destra per una cengia erbosa lo spigolo ovest del Sumbra. Il tratto lungo 180 metri (ferrata Ricciardo Malfatti) è attrezzato con un cavo d’acciaio che agevola la progressione, infatti il percorso in qualche tratto è piuttosto esposto. È consigliabile l’uso della necessaria attrezzatura, per quanto la progressione non sia difficoltosa e sia possibile farla anche senza attrezzatura, ma con la necessaria prudenza. La ferrata richiede circa 15’. Alla fine, sul Sumbra, c’è una targa metallica (Via Ferrata Ricciardo Malfatti Monte Sumbra-Passo Fiocca sviluppo 180 metri Anno 1987). Più che di una via ferrata è più propriamente un sentiero attrezzato comunque è parecchio degradata e, specialmente nella parte alta, ha bisogno di un serio intervento di manutenzione.

Sentiero 144: Arni (916m) – Malpasso (1425m) – Fatonero - Passo di Fiocca (1560m) innesto sentiero 145 - Passo Sella (1500m). Il primo tratto del sentiero segue balze erbose piuttosto ripide con bella vista sul Monte Altissimo e sul Macina fino ad arrivare ad una panoramica cresta rocciosa che si stacca dal monte Fiocca. Arrivati alla base del monte il sentiero prosegue a destra per tratti scalinati e poi erbosi per poi seguire la conformazione del monte (cresta sud-est). Si comincia a vedere l’inconfondibile sagoma a panettone del Monte Sumbra ed il sentiero arriva al Malpasso da cui scende a sinistra in direzione del bosco del Fatonero per un tratto di rocce scistose. Attraversato il bosco arriva ad una selletta panoramica (passo Contapecore) presso un poggetto, poi continua in salita fino al passo di Fiocca. Da qua scende per una valle carsica per poi risalire, attraversare la cresta nord del Fiocca ed arrivare ai prati del Passo Sella.

Sentiero 145: Capanne di Careggine (860m) - Colle delle Capanne (1452m) - Monte Sumbra (1764m) - Passo di Fiocca (1560m). Dalla chiesa il sentiero entra nel castagneto seguendo uno stradello tra diversi ruderi, poi esce per balze erbose ed attraversa il caratteristico Intaglio. Da qua scende per risalire ai Capannelli di Careggine, sempre per balze erbose. Attraversa poi un boschetto, fuoriesce nuovamente per una prateria erbosa ed arriva al Colle delle Capanne. Qua entra in una bella faggeta che porta alla cresta del Sumbra che si aggira nel versante garfagnino con bella vista su Vagli. Poi il sentiero sale e si riporta presso la cresta con bei panorami sulla strapiombante parete sud del Sumbra e poi per un tratto erboso arriva alla vetta. Dopo essere scesi dalla vetta la via Ferrata Malfatti permette di superare facilmente l’asperità dello spigolo ovest del monte e di arrivare al Passo di Fiocca.

Monte Cavallo (1882-1888-1872-1850 m.)

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Categoria: Vette
Visite: 28762

(fonte: www.escursioniapuane.com)

 


Provincia Massa Carrara - Lucca
Altezza 1888 mt.
Coordinate 44°07′04″N - 10°12′57″E

 

Il monte si trova sullo spartiacque principale della catena apuana: è una muraglia di roccia movimentata da quattro caratteristiche gobbe che gli danno il nome.

La sua vetta più alta raggiunge, per molte tabelle, i 1888,4 metri per cui il Cavallo sarebbe la terza montagna nelle Apuane per altezza dopo il Pisanino e la Tambura,.mentre, per altre, invece arriverebbe a 1895 metri, superando così la Tambura e ponendosi al secondo posto (vedi nota[2]).

La cresta sommitale costituisce confine tra il comune di Minucciano in provincia di Lucca e quello di Massa in provincia di Massa-Carrara.

Il Cavallo è una muraglia di calcari selciferi (rocce scistose a strati molto inclinati) che poggiano su un basamento di marmo. Esso è disposto in direzione Nord-Ovest / Sud-Est ed è delimitato a nord e ad ovest rispettivamente dalla Foce di Cardeto e dalla Foce di Monte Cavallo e a sud dal Passo della Focolaccia.

La cima più alta è la seconda da nord che raggiunge 1888,4 metri. Le quattro cime misurano, partendo da nord: 1882, 1888,4, 1872, 1850 metri.

Tra la cima nord e quella sud ci sono circa 700 metri in linea d’aria e dalle vette estreme si dipartono due creste che delimitano strette pareti triangolari.

I versanti del monte digradano a valle in modo impressionante: a mare le gobbe diventano lastroni ripidissimi che poi si fanno erbosi alla cui base passa il sentiero 167, oggi piuttosto trascurato, che unisce la valle degli Alberghi con il passo della Focolaccia.

Nel versante garfagnino il monte chiude la valle dell’Acqua Bianca ed è solcato da ripidi canali tra cui riconosciamo il classico Canal Cambron tra la gobba settentrionale e la vetta più alta che è rinomato come impegnativa salita invernale. A piedi di questo versante passa il facile sentiero 179 dalla Focolaccia al Cardeto.

Sul passo della Focolaccia, a 1650 metri, il Cavallo presenta una breve parete Sud con alcune vie di arrampicata e poi si abbassa a terminare in una cresta rotta da numerose incisioni detta Coda del Cavallo che offre all’arrampicatore diverse interessanti possibilità di salita come alla splendida punta Carina situata proprio di fronte al rifugio Aronte.

La montagna è severa e si può salire ma con grande prudenza, partendo dall’Aronte fino alla Forcella di Porta ed arrivando alla prima vetta per prati e rocce per proseguire poi con difficoltà maggiori: passaggi di secondo grado, grande esposizione e rocce infide miste a paleo. L’emozione massima è, comunque, la traversata (cavalcata) della cresta in invernale in cui il tratto a mare è, naturalmente,quello che pone più problemi per la tenuta della neve.

Aristide Bruni il 20 agosto 1894 salì la vetta 1850 e 1872, ma non le altre a causa dell’ora tarda, partendo dalla Forcella di Porta. Oscar ed Alberto Dalgas salirono le due vette settentrionali partendo dalla Focolaccia il 20 luglio 1897. I genovesi Lorenzo Bozano, Adolfo Galliano e Lorenzo Stronello nel gennaio 1898 percorsero la cresta nord in invernale.

I VERSANTI DEL MONTE

Cresta Sud:La partenza avviene dal Passo della Focolaccia e dal Rifugio Aronte da cui si sale all’intaglio della cresta detto Forcella di Porta (al quale si arriva comunque anche da Forno nel versante massese). Si sale per un versante erboso con qualche placca rocciosa alla prima quota (1850) e seguendo la cresta sommitale si raggiunge quota 1872, qua si scende un tratto molto ripido tenendosi a sinistra fino ad una forcella a 1845 metri e, superato un rilievo minore (quota 1870 che non è considerata come vetta), si scende ancora ad una forcella. Quindi, in salita, si raggiunge la vetta principale (1888,4) e scendendo nuovamente per un colletto si raggiunge la quota nord (1882). Il percorso prevede alcuni passaggi di secondo grado. La cresta, sempre esposta, presenta molte difficoltà a causa dei lastroni e delle rocce friabili unite all’infido paleo apuano ed è adatta solo ad escursionisti molto esperti e senza problemi con le esposizioni ed è da effettuarsi solo nella bella stagione.

Versante sud-oves: è il versante visibile dal mare. La caratteristica principale di questo versante sono i lastroni a disegno concentrico che somigliano ad enormi conchiglie. Esso è inciso da solchi e si eleva sopra pendii erbosi che scendono al Canal Cerignano. Da Forcella di Porta si può salire facilmente alla cresta tra le due prime vette da sud. Alcuni canali arrivano in vetta senza difficoltà estreme.

Cresta ovest: inizia dalla Foce del Cavallo a 1700 metri è costituita da tratti erbosi e da altri rocciosi ripidi e molto esposti. Lungo il percorso sono presenti chiodi per assicurazione, è adatta ad escursionisti molto esperti con pratica alpinistica. Di interesse anche in invernale.

Parete Nord-Ovest: di interesse per i rocciatori si affaccia su Orto di Donna.

Cresta Nord: inizia dalla Foce di Cardeto e presenta difficoltà fino al secondo grado mentre diventa impegnativa in invernale, molto panoramica con tratti di esposizione costituisce un percorso adatto ad escursionisti molto esperti con pratica alpinistica. La prima invernale è di Lorenzo Bozano, Adolfo Galliano e Lorenzo Stronello nel gennaio 1898.

Versante Nord-Est: è costituito da un misto tra rocce e fasce erbose, speroni e canali che permettono diverse vie di salita con varie difficoltà. Importante è il Canale Cambron che sbuca tra le due cime settentrionali, da molti usato come via di discesa dalla vetta principale.

Cresta Est: dal passo della Focolaccia sale alla quota inferiore con difficoltà alpinistiche.

Parete Sud-Est: è la parete triangolare che sovrasta il rifugio Aronte che si sale con difficoltà alpinistiche superando un dislivello di circa 150 metri.

ASCENSIONE ALLA VETTA: dall’antecima nord: la vetta principale presenta un ometto sommitale, a sinistra la vetta della Tambura

Esistono testi con descrizioni dettagliate della salita sia per la cresta sud che per quella nord ai quali rimando. Chi scrive è salito, qualche volta, solo per la cresta sud. La salita è impegnativa a causa del terreno misto di paleo, rocce e sfasciumi, aumenta la difficoltà la costante esposizione. La salita può essere affrontata solo da escursionisti molto esperti con qualche pratica di arrampicata ed un minimo di attrezzatura alpinistica e deve essere effettuata in condizioni di tempo buono.

Le salite invernali sono estremamente complesse ed adatte a chi ha buona pratica alpinistica considerando la notissima insidiosità della neve e del ghiaccio apuani.

 

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