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(fonte: www.escursioniapuane.com)

 


Provincia Massa Carrara - Lucca
Altezza 1782,8 mt.
Coordinate 44°08′24″N - 10°10′59″E

 

Da qualsiasi parte lo si guardi ha una sagoma piramidale rocciosa ed ardita e dà alla zona circostante un aspetto alpino, che giustifica il nome di Cervino delle Apuane.

Il monte ha la forma di una piramide con tre facce e tre creste: la cresta Nord-Est o di Capradossa e la Sud-Sud-Est che delimitano il versante orientale di forma triangolare. La cresta Ovest-Nord-Ovest è molto lunga e corre verso il monte Bardaiano fino al Pizzo dell’Aquila, essa a sud scende verso Vinca mentre a nord forma la imponente parete Nord.

Il versante sud-ovest si affaccia sulla valle di Vinca di fronte al monte Sagro, quello orientale dà verso Val Serenaia di fronte alla mole possente del monte Pisanino ed il versante nord incombe sul Solco di Equi di cui forma la testata.

Il monte è compreso tra la provincia di Massa-Carrara (comuni di Casola Lunigiana e di Fivizzano) e quella di Lucca (comune di Minucciano) in particolare la vetta è intersezione dei tre confini.

La montagna, per le sue caratteristiche, rappresenta la più importante meta apuana degli arrampicatori: in particolare la famosa parete Nord con i suoi 700 metri di dislivello verticale.

La parete nord fu vinta solo il 9 ottobre 1927 attraverso la “Via dei Genovesi”.

Interessante è anche la cresta Nattapiana con andamento nord-occidentale, essa è lunga 2 km e domina il paese di Vinca. I fianchi della montagna sono percorsi anche da due vie ferrate: la Domenico Zaccagna e la Mario Piotti che permettono di effettuare un anello attorno al monte.

Il nome, probabilmente, deriva alla montagna dalla presenza di corvi che qua nidificano e dalla presenza in passato dell’aquila reale.

Pare che negli ultimi tempi sulle rupi sia tornata a nidificare l’aquila reale e questo ha portato al divieto di arrampicata sportiva sulle pareti del Solco che ha causato proteste e polemiche da parte degli arrampicatori.

Era abitudine degli abitanti della vicina Vinca accendere falò sulla vetta del monte la notte di S Giovanni e quindi il monte fu salito da arditi pastori locali ben prima degli alpinisti che esplorarono la zona nel secolo XIX.

La via normale alla vetta lungo la cresta sud-sud-est è facile ed adatta agli escursionisti esperti, ma presenta le sue difficoltà per cui non deve essere sottovalutata.

VERSANTI E CRESTE

Cresta Sud-sud-est

Su di essa passa la via normale, ben segnata, che porta in vetta con un percorso divertente con qualche tratto che necessita l’aiuto delle mani per quella che è una semplice arrampicata. Il percorso inizia dalla foce del Giovetto e passa per l’antecima sud-est.

Versante Est

Ha forma triangolare e si affaccia su Val Serenaia con un dislivello di circa 200 metri. Alla sua base passa il sentiero 181 dal quale si sale abbastanza facilmente.

Cresta di Capradossa

È il tratto che si innalza dalla Foce Siggioli (1390 metri) fino alla quota 1590 a cui segue il pianoro omonimo inciso con un intaglio e che poi continua in direzione Nord-est. Essa termina nella zona del Giovetto. Può essere percorsa senza grosse difficoltà e porta all’antecima sud-est. Si chiama, invece, Costiera della Capradossa il crinale che da Poggio Baldozzana (1330 metri) arriva a Foce Siggioli e costituisce il crinale spartiacque tra il Solco di Equi e la Valle del Serchio di Gramolazzo. Essa ha andamento nord-sud ed è percorsa dal sentiero 181 e poi si abbassa mantenendosi ad est della Cresta della Capradossa.

Parete Nord

È la più bella parete delle Apuane, si sviluppa per oltre 2 km superando un dislivello di oltre 700 metri nella parte più alta proprio sotto la vetta. Essa è costituita da marmo e da grezzoni, presenta lastroni grigi intersecati da canali, camini e fessure. Il suo dislivello, naturalmente, cala spostandosi verso ovest fino ai 350 metri in prossimità del monte Bardaiano. Alla base della parete, nella sua parte più alta, ci sono i cosiddetti Cantoni di Neve Vecchia, una concavità che degrada verso il Solco di Equi. La parete fu citata da Francis Fox Tuckett[3] nel 1883, scrivendo del panorama che si gode dalla vetta del Pizzo:

sotto il rispetto del panorama, questo è inferiore a quello della Pania, ma il grande scoglio del Pisanino che si innalza dal Piano di Minucciano, e la testata del Solco di Equi, 3000 piedi sotto la parte Nord, che potrebbe stare al pari con una di quelle alpine, rendono le immediate vicinanze estremamente sorprendenti

La parete fu vinta, per la prima volta, il 9 ottobre 1927 dopo una serie di tentativi falliti, iniziati nel 1922, dagli alpinisti dei Cai Ligure: A. Daglio, Antonio Frisoni, Attilio Sabadini e E. Stagno. La via da loro seguita è chiamata Via dei Genovesi. I puristi ritengono però che la prima vera ascesa sia quella del 2 ottobre 1940 in quanto la via dei genovesi arriva alla Capradossa e da qua sale per un canalone parallelo alla cresta. Gli autori della salita furono i milanesi S. Colnaghi e Nino Oppio che hanno dato il loro nome alla via (Oppio-Colnaghi) detta anche Via Classica. Dopo la guerra l’esplorazione della parete è stata completata con l’apertura di numerose altre vie di ascesa alcune delle quali con l’utilizzo dei famigerati chiodi ad espansione tanto criticati dagli alpinisti classici. Per accedere alle diverse vie si parte dalla Casa dei Vecchi Macchinari.

Cresta Ovest-nord-ovest (Cresta di Nattapiana): È una lunga cresta rocciosa che dal Colle di Nattapiana sale alla piramide sommitale del Pizzo d’Uccello. Si sviluppa per 2,5 km in direzione ovest-nord-ovest e separa la valle di Vinca da quella del Solco di Equi. Il crinale è irregolare: un continuo saliscendi di salti di rocce intervallati da pendii erbosi, dai 1781 metri del Pizzo scende ai 1250 del Colle di Nattapiana. Tra le varie cime si distingue il Monte Bardaiano (1409 metri) per la sua strapiombante parte nord e la Punta Nattapiana (1280 metri) all’estremità occidentale. La cresta è adatta a rocciatori per la forte esposizione ed alcuni passaggi difficoltosi. È possibile percorrere un semi-anello lungo i fianchi della cresta utilizzando due sentieri attrezzati: il 190 (ferrata Zaccagna) ed il 191 (ferrata Piotti).

Versante Sud-ovest:È molto meno alto della parete nord e presenta costoni rocciosi, canali e pendii erbosi. Può essere affrontata da punti diversi con difficoltà diverse, ma adatte agli arrampicatori partendo sempre dalla zona di Vinca.

LA VETTA:La vetta rocciosa è piuttosto ampia e presenta un ometto ed una piccola croce di ferro posta in loco negli ultimi anni. Il panorama è molto interessante su Val Serenaia e tutti i monti che la circondano, sul Sagro e sul golfo della Spezia e le isole, sulla Tambura, il Sumbra e le Panie. Il percorso più breve per arrivare alla vetta inizia dal Rifugio Donegani, più lungo è partire da Vinca.

 

ANELLI INTORNO AL PIZZO:La rete di sentieri e la presenza di tre sentieri attrezzati permettono interessanti percorsi ad anello a difficoltà diversa per durata e per fatica.

FERRATE:Ben tre sentieri attrezzati, che alcuni chiamano forse impropriamente ferrate:

Piotti:Il sentiero attrezzato corrisponde al sentiero 191 che collega la Foce dei Lizzari con il Giovetto. È dedicato a Mario Piotti morto nel 1981 a Vecchiano PI, ma genovese di origine e fu predisposto dalla sezione di Pisa del Cai nel 1981.

Tordini-Galligani:Collega la zona delle cave del Cantonaccio, alla base del Pizzo d’Uccello, con quella di Foce Siggioli poco a nord della quale termina. Il dislivello è di circa 400 metri, dai 1000 metri del punto di partenza ai circa 1400 di quello di arrivo, con sviluppo lineare di 550. Non è difficile dal punto di vista tecnico, ma è un po’ esposta nella parte finale. La salita è agevolata da scalini scavati nella roccia e dal cavo metallico steso per tutto il percorso. Il primo tratto è ancora contornato da vegetazione mentre in alto è più ripida ed esposta ed anche più interessante per i panorami che offre. Fu allestita dal Cai di Pisa nel 1971 ed inaugurata il 25 aprile del 1972. Il nome completo è: “Sentiero attrezzato foce Siggioli in memoria di Brunello Tordini e Pierluigi Galligani”, ma ormai è conosciuta semplicemente come Tordini-Galligani. Costoro erano soci del Cai di Pisa ed entrambi perirono in montagna nel 1970.

Zaccagna:Si trova nel versante nord del sentiero 190 dalla Foce dei Lizzari fino alle cave del Cantonaccio. In parte nel bosco ed in parte su pareti rocciose, la pendenza è elevata ed il terreno piuttosto accidentato. La via ferrata richiederebbe una buona manutenzione. La costruzione della ferrata ed il recupero di questo sentiero, chiamato anche sentiero del Cantonaccio, fu un’idea del Cai di Carrara risalente alla fine degli anni settanta del secolo scorso. Infatti esistevano antiche tracce di sentiero dal Cantonaccio (alta Val Sigliola) per Vinca sul versante settentrionale della cresta Nattapiana. Il difficile sentiero era usato sia dai vinchesi che dagli abitanti di Ugliancaldo per passare da un versante all’altro e per procurarsi tronchi di faggio per le lizze specialmente nella “Buca della Rossola” sotto la parete nord del monte Bardaiano. Il sentiero è stato ripristinato dal Cai di Carrara ed attrezzato con cavi metallici nelle parti più difficili. È stato intitolato all’ingegner Domenico Zaccagna (Carrara 1851, Roma 1940) insigne geologo e tra i fondatori della sezione Cai di Carrara. Egli percorse la lunga cresta Nattapiana per effettuare rilievi geologici dal 1878 al 1897. Il sentiero fu aperto nel 1986 e si raccorda con l’altra ferrata della Nattapiana cioè la Piotti a formare un semianello.

 

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